
Mentre gli amici di Aniene Resistenza si prodigano per l'onorevole causa di mantenere viva la memoria ed alta l'attenzione su quanto accaduto in questo territorio durante il periodo fascista e bellico, abbiamo rinvenuto in Rete un articolo del già sublacense Roberto Renzetti, che per assurdo, dimostra quanto sia importante l'opera di questa organizzazione e come infatti non vada abbassata la guardia in un periodo in cui i rigurgiti di neofascismo abbondino e purtroppo degenerino in episodi culminanti come la recente strage in Norvegia. Abbassare la guardia non è consentito contro questi fenomeni, pena la loro proliferazione. Renzetti in questo articolo lancia un allarme che non andrebbe ignorato.
Impresentabili : FASCISTI SU MARTE ? NO, A SUBIACO !
FASCISTI VARI CON TERRORISTI FANNO UN CAMPO HOBBIT A SUBIACO
Mi chiedo se non ci sia lo zampino di un tal Lollobrigida, assessore ai trasporti della Regione o della stessa Polverini ridens. Eppure nel programma di uno di quei campi (una volta paramilitari) all'aperto organizzati da Forza Nuova o simil fascisti in quel di Subiaco ci sono le impronte di quei due personaggi.Lollobrigida, parente della ministra Meloni (che qualche maleducato chiama ministronzae mangiatrice di topi) perché sposo felice della sorella, era un dirigente della gioventù fascista (non del Littorio ma di Alleanza Nazionale). Per meriti acquisiti sul campo e per aver raccontato balle stratosferiche agli elettori di Subiaco in campagna elettorale è ora assessore ai trasporti della Regione Lazio (anche se non sa proprio dove stiano i trasporti uno che si è dedicato all'uccello padulo). Per non parlare della Polverini ridens che votata a Subiaco con il 52% di consensi, per la promessa fatta di salvare l'ospedale dalla chiusura, appena eletta ha deciso di chiuderlo (in linea con la logica fascista e con la politica del sindacato fascista UGL).Ebbene gli amici, gli alleati, i sodali, i camerati, i terroristi vicini ed in sintonia con tali personaggi si vedranno in una tre giorni (dal 22 al 24 luglio) in un campo organizzato nel Parco dei Monti Simbruini a Monte Livata (Subiaco). Lor signori credono di avere licenza di tutto, anche di Fascismo, viste le performance elettorali Lollobrigida-Polverini in quel di Subiaco. Forse non sanno che alle ultime amministrative i personaggi sono stati puniti duramente oltreché contestati e cacciati dalla città.Ora che quattro sciocchi credano di rinverdire i campi che negli anni Settanta si realizzavano nei boschi vicini a Rieti per poi passare a stragi diverse, potrebbe solo richiedere l'intervento psichiatrico di qualche medico dell'ospedale ancora aperto per qualche mese. Ma che tra i relatori degli incontri previsti vi siano dei terroristi non è accettabile.Gli organizzatori si danno appuntamento presso il Rifugio Comunale. Ebbene, non risulta alcun permesso dato dal Comune e dall'Ente Parco. Come possono muoversi costoro, con quale licenza o autorizzazione e di chi ?Ma veniamo alla biografia del più noto tra i relatori:_____________________________Luigi Ciavardini
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.Luigi Ciavardini (L'Aquila, 29 settembre 1962) è un terrorista italiano. Dopo la militanza nel Fronte della Gioventù e nel gruppo neo-fascista Terza Posizione passò al terrorismo nei Nuclei Armati Rivoluzionari (NAR).Con Valerio Fioravanti e Francesca Mambro è stato ritenuto con sentenza definitiva autore della Strage di Bologna.BiografiaDal Fronte della Gioventù a Terza PosizioneA 16 anni, i primi giorni del 1978, comincia a frequentare la Sezione di Acca Larentia[1] del Fronte della Gioventù. Due giorni dopo, 7 gennaio 1978, un commando dell'estrema sinistra attacca la sezione: è la Strage di Acca Larentia. Muoiono tre ragazzi.Nei mesi successivi dello stesso anno entra in contatto con Lotta Studentesca, il movimento che prenderà poi il nome di Terza Posizione.Il passaggio al terrorismo nei NARIl salto al terrorismo nero si ha già il 28 maggio 1980.Dopo essere entrato in contatto in gennaio con i Nuclei Armati Rivoluzionari, è responsabile (assieme a Valerio Fioravanti, Giorgio Vale e Francesca Mambro[2]) dell'omicidio dell'appuntato di Polizia Francesco Evangelista (detto "Serpico") , il 28 maggio 1980 durante l'azione davanti al liceo romano Giulio Cesare nella quale resta ferito anche l'agente di polizia Giuseppe Manfreda. Lo stesso Ciavardini, ferito ad uno zigomo, comincia la latitanza che lo porterà in giro per l'Italia.Il 23 giugno 1980 Gilberto Cavallini, altro membro dei Nar, uccise con un colpo alla nuca il sostituto procuratore Mario Amato per poi fuggire con una motocicletta che lo aspettava; alla guida si è sostenuto ci fosse Luigi Ciavardini [3].Il primo arresto è del 3 ottobre 1980 a piazza Barberini (Roma) insieme a Nanni De Angelis. Nella notte De Angelis muore in carcere in circostanze mai chiarite. La versione ufficiale afferma che De Angelis si sia impiccato in cella d'isolamento, sebbene alcuni ipotizzarono un omicidio visto che il lenzuolo, dal suo colle, era legato ad un termosifone.Ciavardini fu liberato nel 1985 per decorrenza dei termini (le sentenze di primo grado non erano ancora arrivate).Nel giugno 1989 Ciavardini viene nuovamente arrestato e condannato a 12 anni con rito direttissimo per una rapina avvenuta a Pescara (Piazza Sacro Cuore) il 7 del mese presso un laboratorio orafo, ma nel 1990 la sentenza sulla rapina viene ribaltata: annullata la condanna di primo grado e libertà. Nel 1991 si scoprirà che a compiere la rapina a Pescara non fu Luigi Ciavardini ma Horst Fantazzini, proveniente da ambienti anarchici.Il 22 novembre 1991 arriva la condanna per l'omicidio del giudice Mario Amato avvenuto il 23 giugno 1980, Luigi sconta la pena a Rebibbia ma si dichiara innocente riguardo a questo episodio. Nell'agosto del 2000 chiude definitivamente i suoi conti con la giustizia.Il 1 agosto 2005 viene presentato al teatro Anfitrione di Roma il comitato L'Ora della Verità che si prende l'incarico di dimostrare l'innocenza di Luigi Ciavardini, presenti oltre 400 persone. Il 3 dicembre 2005 il comitato organizza una fiaccolata di solidarietà[4]Il 9 ottobre 2006 viene arrestato a Roma, accusato di aver partecipato a una rapina il 15 settembre 2005 ai danni di un’agenzia della ‘Unicredit Banca’ in via Duccio Galimberti, sempre a Roma.[5] Ciavardini dichiara la propria estraneità dichiarando che nel giorno indicato era sì a Roma, ma a una festa di Azione Giovani a presentare il suo libro.Il 20 febbraio 2007 in primo grado Ciavardini viene condannato dal gup Adele Rando per la rapina del 15 settembre 2005 a 7 anni e 4 mesi di reclusione. 3 anni condonati per l'indulto. [6] L'11 aprile 2007 la seconda sezione penale della Suprema Corte accoglie la richiesta del Pg della Cassazione, Vito D'Ambrosio e conferma la condanna a 30 anni per la strage di Bologna. Il tribunale però annulla senza rinvio gli altri due capi minori di imputazione, concorso nella collocazione dell’ordigno esplosivo e lesioni.[7]Il 4 febbraio 2008 il presidente della II corte d'appello, Giuseppe Pititto, lo assolve, per non aver commesso i fatti ascrittigli, in ordine alla rapina del 15 settembre 2005.[8]La Strage di BolognaLuigi Ciavardini è l'ultimo imputato per la strage di Bologna avvenuta il 2 agosto 1980. Viene coinvolto in questa vicenda dalla testimonianza di Angelo Izzo, uno dei mostri del Circeo, arrestato nel 1975 per stupro e omicidio.Nel 1986 la neofascista Raffaella Furiozzi (fidanzata di Diego Macciò, morto il 24 marzo 1985) testimonia che il fidanzato prima di morire le aveva confessato che a commettere la strage di Bologna, stando alle sue fonti di seconda mano, sarebbero stati Valerio Fioravanti, Francesca Mambro, Nanni De Angelis e Massimiliano Taddeini. Izzo aggiunse che se c'erano De Angelis e Taddeini, doveva esserci anche Luigi Ciavardini, inseparabile da loro.La posizione di Nanni De Angelis (morto nel 1980) e di Taddeini però viene subito stralciata: il 2 agosto 1980 erano in Umbria a giocare la prima finale nazionale di football americano, filmati dalla RAI e visti da 2.000 persone sugli spalti.Escono quindi subito di scena. Ciavardini da parte sua conferma che il 2 agosto 1980 era con Valerio Fioravanti e Francesca Mambro, ma si trovava a Padova e non a Bologna. Fioravanti e Mambro negano ripetutamente in tribunale questa circostanza fino al 26 aprile 1984, quando Fioravanti spiega di essersi sbagliato per alcuni anni perché, siccome tenevano Ciavardini sempre nascosto, avevano finito per rimuovere la sua presenza anche dalla loro stessa memoria.Il 23 novembre 1995 la Cassazione conferma il secondo processo d'appello. Francesca Mambro e Valerio Fioravanti sono condannati definitivamente all'ergastolo quali esecutori della strage. Nonostante la condanna non possa loro aggiungere nessuna maggior detenzione, dato che già erano stati condannati ad una somma di pene praticamente a vita, i due continuano a dichiararsi innocenti, negando in tutti i modi qualsiasi coinvolgimento a qualsiasi livello.Il 30 gennaio 2000 il tribunale dei minori (nel 1980 Ciavardini era minorenne) assolse Luigi Ciavardini dal reato di strage. Il 9 marzo 2002 La sezione minori della Corte d'Appello di Bologna ribalta la decisione del Tribunale dei minori: Luigi Ciavardini viene condannato a 30 anni come esecutore dell’attentato. 17 dicembre 2003. La prima sezione penale della Corte di Cassazione annulla la sentenza di condanna di Ciavardini.Il 13 dicembre 2004 la sezione minori della Corte d'Appello di Bologna, con un collegio diverso, torna a pronunciarsi sul caso Ciavardini dopo l’annullamento con rinvio della precedente sentenza da parte della Cassazione. L’ex Nar viene condannato a 30 anni di reclusione.L'11 aprile 2007 la seconda corte penale di cassazione dichiara inammissibile il ricorso dell'imputato e conferma così la sentenza della sezione minori della Corte d'appello di Bologna. Si chiude il suo percorso giudiziario con un totale di 36 anni e 2 mesi da scontare.Ciavardini pubblica un libro (scritto in collaborazione Gianluca Semprini) dal titolo "La Strage di Bologna - Luigi Ciavardini: un caso giudiziario" in cui si dichiara innocente e ricostruisce la sua storia personale, in particolare il suo coinvolgimento nella strage di Bologna.Condanne definitive13 anni di reclusione per l'omicidio di Francesco Evangelista 10 anni di reclusione per l'omicidio del giudice Mario Amato 30 anni di reclusione per la strage di Bologna Per le prime 2 condanne la somma degli anni (23 in totale) viene ridotta a 18 per continuità del reato. 2 vengono condonati per buona condotta e 2 per il condono del 1990.Dei 18 restanti ne sconta quindi 14. 5 anni tra il 1980 e il 1985 e 9 tra il 1991 e il 2000.
Note^ Così chiamata dal nome della strada in cui era ubicata. ^ http://www.vittimeterrorismo.it/memorie/schede/evangelista.htm ^ http://www.repubblica.it/politica/2011/05/04/news/mario_amato_-15759861/ ^ Fonte: Roma One [1] ^ Fonte: Corriere della Sera [2] ^ La pena è superiore alle richieste del pm Paolo Auriemma, il quale aveva sollecitato 4 anni e 4 mesi.Fonte: Repubblica [3] ^ Fonte: Corriere della Sera [4] ^ Fonte: Il Resto Del Carlino [5] BibliografiaValerio Cutonilli Strage all'italiana, Trecento, 2007. Gianluca Semprini La strage di Bologna ed il terrorista sconosciuto. Il caso Ciavardini, Bietti, 2003. Gianluca Semprini La strage di Bologna. Luigi Ciavardini: Un caso giudiziario, SEB. Andrea Colombo Storia nera. Le verità di Francesca Mambro e Valerio Fioravanti, Cairo publishing, 2007. Luca Telese Cuori Neri, Sperling & Kupfer, Milano, 2006. Riccardo Bocca Tutta un'altra strage, Rizzoli, 2007. Gabriele Adinolfi e Roberto Fiore Noi Terza Posizione, Edizioni Settimo Sigillo, Roma, 2000. AA. VV. La Rivoluzione è come il vento, Sentinella d'Italia, Villa San Giovanni, 1999. Giovanni Bianconi A mano armata: Vita violenta di Giusva Fioravanti. Voci correlateNuclei Armati Rivoluzionari Nanni De Angelis Anni di piombo _______________________________________________________________Veniamo poi a:Gabriele Adinolfi di Casa Pound. Per rendere conto del personaggio, riporto un suo contributo "culturale" al 25 aprile:________________________Riflessioni sul 25 aprile di G.Adinolfi Che sfilino le brigate rosse !Di Gabriele AdinolfiCredo che l'Italia sia l'unica nazione al mondo che festeggia l'invasione del suo territorio: non era mai venuto in mente a nessuno. Certo una parte di italiani, invero assai sparuta, passò dalla parte del nemico nel settembre del 1943 quando il re coniglio e il primo ministro vigliacco scapparono a gambe levate nelle braccia del nemico e si affrettarono a chiamarlo amico. Quella piccolissima porzione d'italiani, alcuni per fede, altri per tornaconto, altri ancora per obbedienza, si misero a fiancheggiare l'avanzata del nemico, incuranti che questa fosse contrassegnata da bombardamenti di città, stupri e stermini di donne, violenze sui civili e persino eccidi ingiustificati. In poco meno di due anni la lunga marcia del nemico si concluse con la sua vittoria nella guerra. Ne derivarono eccidi, lo scempio vergognoso di Piazzale Loreto, epurazioni selvagge contrassegnate da regolamenti di conti per rivalità personali. Ne nacque la Repubblica fondata sull'accordo tra poteri affaristici, in particolare quelli mafiosi che avevano organizzato gli sbarchi americani in Sicilia e a Salerno e ottenuto in cambio la mano libera per i traffici sul versante tirrenico fino a Marsiglia. Ne seguì un periodo di lunga e vergognosa sottomissione internazionale accompagnata da un disprezzo nei nostri confronti, ancora oggi non del tutto sopito, dovuto appunto alle nostre capriole sfrontate. Al di là dei sentimenti non si capisce proprio cosa ci fosse da festeggiare, né tanto meno cosa ci sia da celebrare oggi.Perché intervenne quella retoricaAllora una ragione per mitizzare quel 25 aprile c'era; ce l'aveva un'intera classe politica sconfitta dalla storia e dal fascismo, emarginata dalla nazione, che per venti anni era passata a vita privata (ma sempre assistita dal buon Benito) o all'esilio parigino con tanto di stipendio mensile (mai accaduto in nessun altro contesto o in nessun'epoca). Uno stipendio mensile che cresceva con l'aumento della vita perché bastò che una figlia di Saragat andasse dal Duce (che riceveva...) per lamentarsi del caro-vita perché il buon Benito allargasse i cordoni della borsa. Ora quella classe politica di falliti cercava un posto al sole e lo reclamava dal nemico vittorioso al quale si era offerta ossequiosa e incurante della sorte dei suoi compatrioti. Bisognava mitizzarlo quel 25 aprile perché si doveva creare un'aura di epos e di gloria che desse autorevolezza ai falliti di ritorno. Così intervenne la retorica intrisa di ogni menzogna. Al punto di capovolgere la realtà oggettiva delle cose. “L'invasore” non fu più chi ci bombardava dal mare, chi sbarcava sulle nostre coste, violentava le nostre donne, occupava le nostre città, ovvero il nemico di guerra, anglo/franco/americano, bensì il tedesco che pure non solo era nostro alleato ma si trovava in Italia a difendere la nostra terra chiamatovi addirittura dal re coniglio in persona poche settimane prima della sua ignobile fuga. E allora, sulla falsa riga di questa mistificazione chi si era battuto contro “l'invasore”, per un sogno di libertà, in nome del tirannicidio, era nobile e da mitizzare. La sconfitta italiana - ma la sua vittoria – diventava così festa nazionale. E il “mito” partigiano s'impadronì della cultura politica, letteraria e poi televisiva delal penisola affranta.Ora è tempo di scelteOra quella classe dirigente è sparita, morta di vecchiaia, dopo aver spolpato ogni bene dell'Italia e averla trascinata nella bancarotta. Che senso ha dunque continuare a celebrare il triste rito della contraffazione e il gusto dell'odio? Immagino che alcuni nostalgici delle rivoluzioni mancate, alcuni orfani degli arcobaleni e maniaci della legge di Lynch non possano fare altrimenti, ma il resto? Non si può superare questa stucchevole retorica resistenzialista, così come in molti iniziano a chiedere? Perché delle due l'una: o si supera quest'impasse o la si celebra fino in fondo. In tal caso si accetti e si esalti la cultura partigiana, quella dell'omicidio a freddo, del mordi e fuggi in nome di un sol dell'avvenire e di un qualsiasi tirannicidio. Si riprenda quella cultura che avvelenò gli animi negli anni Sessanta e Settanta da tutte le cattedre, da tutti gli schermi e che fece presa su migliaia di giovani che finirono per imitarli, e si facciano allora sfilare i Brigatisti Rossi che hanno di certo molti più numeri dell'Anpi.Essi, infatti, hanno creduto alla retorica resistenzialista, ne hanno messo in atto il modello, sono insorti, hanno cecchinato, hanno ucciso. Ma, a differenza dei loro patrigni, non avevano alcun carro armato nemico da seguire e hanno quindi perso. E hanno pagato sulla loro pelle (e ovviamente su quella di molte loro vittime) la cultura del 25 aprile. Hanno trascorso dietro le sbarre periodi più lunghi del Ventennio mussoliniano e hanno, di certo, più titoli dei partigiani per camminare a fronte alta. Se la fronte può andare alta in marce fondate sull'odio e il rancore.Gabriele Adinolfi____________________________A questi due sinceri democratici occorre aggiungere uno dei massimi dirigenti di quel sindacato fantasma che è l'UGL (l'inventare numeri sui presunti iscritti ha reso la Polverini ridens degna di entrare a livelli superiori uscendo dal coattismo). Si tratta del segretario confederale dell'UGL Nazareno Mollicone che, come si può constatare, non disdegna la compagnia di terroristi. Per cogliere uno sprazzo di sua intelligenza politica solo un paio di citazioni da lettere a Paolo Mieli del Corriere della Sera__________ "Elencare i meriti di Berlusconi? Ci vorrebbe troppo spazio, signor Rossi, e io non ne ho; ma mi piace citarne uno fra tanti: l' Italia, da De Gasperi in poi, non ha mai avuto tanto prestigio internazionale quanto ne ha oggi; Berlusconi siede con pari dignità fra i potenti del mondo, e questo mi rende orgoglioso! Le sembra poco?" ___________________E poi, se c' è una via importante dedicata a Togliatti, che era pur sempre un leader dell' opposizione, perché non ci deve essere un' analoga strada intitolata ad Almirante, anch' egli leader dell' opposizione?__________________Sui meriti di Berlusconi e sul prestigio italiano nel mondo non dico nulla per non ripetermi, ma sulla vicenda Togliatti vs Almirante una cosina va detta. Il primo personaggio, che non amo per quella sua amnistia di fascisti che ci ha lasciato in eredità i servi docili ed i criminali del Fascismo, è stato in qualche modo artefice della Liberazione di questo triste Paese (con i suoi indegni eredi che lo hanno ridato a cricche parafasciste). Almirante invece scappò addirittura da Milano (travestito da partigiano) nel momento in cui doveva difendere il Duce. Ma prima era stato un massacratore di partigiani come una sentenza passata in giudicato ha stabilito. L'equazione sottintesa che prevederebbe una somiglianza tra Fascismo e Comunismo è di bipedi implumi acefali acculturati da Starace.______________________________________________________________________Ebbene, ad evitare tristi incidenti, occorre che le autorità TUTTE si muovano per impedire questo raduno_scempio che ormai in Europa non è più tollerato. C'è qualche magistrato che ricordi la Costituzione ? Che esiste la legge Scelba ? la legge Mancino ?RPS1. Per leggere di cosa discuteranno i camerati amici pubblici o nascosti di alti esponenti della Regione, andate al sito http://www.solidarietasociale.net/index.html PS2. Poiché varie persone mi hanno scritto e/o telefonato per chiedermi dove avevo letto dell'incontro dei fascisti presso il rifugio comunale, devo dire che avevo letto il tutto nel sito che avevo indicato che, come usano i fascisti, lanciano il sasso e nascondono la mano ed in questo caso hanno cambiato le carte in tavola. Ad esempio prima si parlava di creare un campo con tende e sacchi a pelo mentre ora si danno delle indicazioni di Hotel, pensioni e camping. Diciamo che se ben guidati i fascisti sono molto ubbidienti ed anche questa volta si sono spaventati di un semplice fruscio di foglie. Resta il fatto che hanno convocato un raduno in un parco naturale. Dove si riuniscono ? Se lo fanno dentro l'Hotel Livata, nulla da eccepire anche per le affinità. Ma se lo fanno in spazi aperti devono avere i permessi sia del poarco, sia del comune sia delle forze di pubblica sicurezza. Hanno questi permessi ? E chi fornisce tali permessi a dei terroristi ? Oggi è 20 luglio, il 22 è vicinissimo. Vedremo e sapremo far pagare a chi non si attiene alla legge ogni mancanza.
Prosegue poi Renzetti in due suoi commenti aggiunti:
Poiché varie persone mi hanno scritto e/o telefonato per chiedermi dove avevo letto dell'incontro dei fascisti presso il rifugio comunale, devo dire che avevo letto il tutto nel sito che avevo indicato che, come usano i fascisti, lanciano il sasso e nascondono la mano ed in questo caso hanno cambiato le carte in tavola. Ad esempio prima si parlava di creare un campo con tende e sacchi a pelo mentre ora si danno delle indicazioni di Hotel, pensioni e camping. Diciamo che se ben guidati i fascisti sono molto ubbidienti ed anche questa volta si sono spaventati di un semplice fruscio di foglie. Resta il fatto che hanno convocato un raduno in un parco naturale. Dove si riuniscono ? Se lo fanno dentro l'Hotel Livata, nulla da eccepire anche per le affinità. Ma se lo fanno in spazi aperti devono avere i permessi sia del poarco, sia del comune sia delle forze di pubblica sicurezza. Hanno questi permessi ? E chi fornisce tali permessi a dei terroristi ? Oggi è 20 luglio, il 22 è vicinissimo. Vedremo e sapremo far pagare a chi non si attiene
Oltre ai campioni già citati ci saranno due personaggi che direttamente o indirettamente hanno avuto a che fare con la Strage di Piazza Fontana del dicembre 1969. Si tratta di Mario Merlino e del fratello di Serafino di Luia (un persponaggio che segnò molta storia di provocazioni e assalti vari), Bruno.Naturalmente c'è Forza Nuova, Acca Larentia ed il peggio del nazifascismo nazionale (e non solo). Insisto: ch ha autorizzato il campo ? Sanno le autorità che rischiano enunce per aver assecondato una manifestazione di chiaro stampo fascista ?
L'iniziativa si è svolta tra l'indifferenza degli amministratori locali e delle forze politiche di sinistra, anche massimalista, incapaci di alzare nemmeno un flebile lamento contro quanto avvenuto.
Un brutto segnale. Se il sig. Renzetti si ritrovasse solo come il Battista a lanciare urla nel deserto, significherebbe che la memoria è ormai sopita nell'oblìo.