venerdì 11 novembre 2011

Processi di stupro nel monastero sublacense del secolo XVIII


Lo studio, una tesi di laurea dell'autrice, ha per oggetto due manoscritti inediti risalenti rispettivamente al 1783 e al 1785. Si tratta dei verbali di due processi per stupro celebrati presso il tribunale ecclesiastico di Subiaco. I fascicoli sono completi, il loro stato di conservazione è buono e questo permette di ricostruire con precisione le singole fasi processuali. Dall’esame comparato dei carteggi emerge un elemento di notevole rilievo: i giudici dei due processi seguono un percorso identico che, partendo dalla querela della parte offesa, li conduce alla decisione finale. Dunque, nonostante le tecniche confuse e spesso improvvisate che contraddistinguevano all’epoca l’attività dei tribunali dello Stato Pontificio, esistevano comunque delle norme procedurali, che si erano affermate certo più per consuetudine, che non per via di un’opera di codificazione razionale. È interessante notare che il “Regolamento organico e di procedura criminale”, varato da Gregorio XVI nel 1831 (quindi circa cinquant’anni dopo i processi sublacensi), ufficializza, nelle cause attinenti la violazione dell’onore femminile, praticamente questa procedura. In particolare si è potuto notare che il Regolamento gregoriano prevede si rivolgano ai testimoni le stesse domande formulate nei nostri processi e, per di più, nella stessa sequenza. Le pagine dei verbali rappresentano un vibrante affresco della cultura rurale di fine Settecento e offrono numerosi spunti di discussione. La particolarità di questi procedimenti è comunque legata all’applicazione, in uno di essi, della “tortura sulla vittima-accusatrice”. Quest’istituto aberrante, che non trova riscontri nelle coeve prassi giudiziarie al di fuori dei confini dello Stato Ecclesiastico, era utilizzato invece dai tribunali pontifici, con una certa frequenza, già da qualche tempo, come mostra la vicenda di Artemisia Gentileschi risalente al 1612. I manoscritti sono custoditi attualmente nell’archivio curiale di Subiaco. L’archivio, che rispecchia la vita dell’Abbazia territoriale dalla sua formazione (1638-1639) alla fine della Commenda (1915), contiene documenti di carattere civile, penale ed amministrativo-economico, legati alla gestione del patrimonio dei Commendatari. Da qualche anno a questa parte, esso è stato “riscoperto” e con fatica si sta portando avanti un progetto di schedatura delle carte conservate, rimaste per tanto tempo dimenticate in un angolo della clausura del monastero di Santa Scolastica.

L'autrice dello studio, Alessandra Colanera è nata a Roma il 13 maggio 1977 da mamma Margherita e papà Vittorio, residenti a Rocca S. Stefano (RM). Donna dalla grande personalità e intelligenza, con una cultura spiccatamente classica, i libri erano la sua passione: i suoi prediletti Il Signore degli anelli e Lo Hobit di J.R.R. Tolkien e Herry Potter di J.K. Rowling. Dopo la Maturità Classica, nel 2002 si laurea in Legge alla Sapienza di Roma. Consegue poi l’abilitazione alla professione forense. Dal 2003 vive a Roma e inizia a lavorare per uno Studio Legale e Notarile nel quartiere Prati. Il 28 maggio del 2005 Alessandra sposa Stefano Fabrizi nel Monastero di S. Benedetto a Subiaco. Si erano conosciuti nel 1993. Il 13 maggio 2009 nasce a Roma il loro figlio Alessandro. Pochi giorni dopo, il 27 maggio 2009, in seguito a un’emorragia cerebrale, Alessandra si spegne, a soli 32 anni.

http://www.uni-service.it/alessandra-colanera.html

domenica 9 ottobre 2011

A Subiaco aumentano i depositi bancari. Ma non cresce la ricchezza diffusa


Secondo i dati diffusi dalla Banca d'Italia, a Subiaco sono aumentati nel 2010 i soldi accumulati nei depositi bancari: ben oltre 53 milioni di euro, con un incremento dei depositi bancari del 3,64%.

Eppure il territorio sublacense non brilla certo per una ricchezza diffusa, come indicano altri indicatori statistici.

Quindi dall'analisi dei numeri si evince un dato incontrovertibile: la ricchezza è in mano a pochi, e la forbice che divide la fascia agiata (sempre più ristretta) da quella meno fortunata appare sempre più ampia ed affilata. Se a questo aggiungiamo che le stime più recenti indicano nella Valdaniene e nel Comune di Subiaco i fanalini di coda per quanto riguarda il valore immobiliare, il quadro che se ne trae è ancor meno edificante, in quanto uno degli elementi di ricchezza diffusa, il mattone appunto, non possiede la forza per poter riequilibrare, seppur blandamente, la situazione.

Oggi il territorio afferente alla media ed alta valle dell’Aniene è caratterizzato da una cronica carenza di iniziative imprenditoriali e di attività economiche sia nel campo dell’industria che dell’artigianato.Le imprese presenti sono di piccole dimensioni e di scarsa affermazione sul mercato.

Ma questo evidentemente non è stato un gap per alcuni, che approfittando dell'incapacità ultradecennale della politica di riequilibrare questa situazione, che vede pendere il piatto della bilancia del benessere ad appannaggio esclusivo di un'elite di fortunati; siamo in attesa dei dati che emergeranno dal censimento in atto proprio in questi giorni. Ma salvo fortuiti colpi di scena che saremmo lieti di annunciare, forse il quadro assumerà invece ulteriori tinte fosche.

martedì 27 settembre 2011

UN "ANTICO" PROGETTO DI TOMMASO FEDERICI PER UN MUSEO UNICO DELLA CITTA’ DI SUBIACO


“Tommaso Federici 7 marzo 1973

Ente”Il Sublacense nei secoli”- Subiaco

A. Procedere alla “Fondazione” per rogito notarile.

B. Chiedere successivamente –quando avrà una certa consistenza patrimoniale accettabile dalle autorità – l’erezione in ENTE MORALE per decreto del Capo dello Stato (procedura regolare)

C. Articolazione: I. Fondazione culturale (agganciare con l’Università libera?) Intanto:Conferenze culturali; convegni su temi dati; eventuale “Fiera annuale del “folklore sublacense” II: Biblioteca. Comunale o consorziata con Comuni del circondario: una “zona” di essa va dedicata alle tradizioni popolari del Sublacense. III. MuseoBiblioteca e museo dovrebbero essere sistemati nel medesimo edificio (economia d’impianto e di personale.)

D.IL MUSEO Divisione interna: 1.a) Capoluogo; b) centri del Sublacense 2. Ripartizione a) in settori da studiare (cfr il Museo di Monte S. Angelo: da migliorare) b) in sale da numerare c) in vetrine o pareti da numerare 3. Materiale: a)antichità preistoriche (reperti, mappe, foto, speleologia, pianta dei luoghi paleontologici, che sono emersi) b)antichità classiche: recupero del Discobolo, altri oggetti, come statue e iscrizioni, sparsi, da riunire c)antichità medievali: affreschi da staccare. Altro d) tradizioni popolari N.B. con sede apposita , si passerebbe da una serie all’altra; occorrerebbe un edificio anche piccolo, ma con giardino o cortile

INTANTO Procedere alla raccolta privata e discreta (evitare la propaganda che: a) farebbe sparire molto materiale; b) provocherebbe speculazioni su oggetti che diventerebbero subito materia di commercio; attirerebbero nella zona visite di sporchi Antiquari, o peggio di ladri su commissione….:-stampe, fotografie antiche, documenti, quadri antichi e nuovi - cfr Don Giovanni Censi, di Gerano, che potrà disegnare e dipingere vedute)-ceramiche ( la marchesa Sofia Cavalletti, cederebbe gratis una ceramica di gran pregio) e calchi-libri rari sul Sublacense (chiedere alle famiglie della tradizione locale)-piante topografiche (zone, monumenti, catacombe, ecc; far disegnare).E. RIGOROSO INVENTARIO, Schedario, Numerazione ( sale, piani, vetrine, oggetti e complessi eventuali di oggetti).

F. DISCUTERE A LUNGO-POI SVILUPPARE TALE PIANO”. Ci permettiamo un veloce commento. Il Prof.Tommaso Federici, teologo laico che, a dieci anni dalla scomparsa continua a interessare con le sue opere il mondo cristiano di Occidente e Oriente, è stato anche cultore delle tradizioni popolari. Come tale, è stato il primo ’”ordinatore” del museo delle Tradizioni Popolari di Monte S. Angelo (Foggia).Questo suo piano per Subiaco(- oggi verrebbe definito “master plan”) ha questi pregi, nonostante il tempo passato:-dà per certo che esiste IL SUBLACENSE, almeno come realtà storica;-si dichiara per un museo unico della città di Subiaco (e non per tanti piccolissimi e ingestibili musei: della carta, della stampa, dei bombardamenti, della ricostruzione…). A Santa Scolastica funziona già il Museo “Ceselli”, ora chiuso per lavori, che va arricchito e rilanciato, insieme con tutto il complesso del Monasteri Benedettini;- Tommaso Federici era nato a Rocca Canterano, ma nei suoi scritti si definisce Sublacense e ” benedettino”;-FIN DA ORA GLI SI POTREBBE INTITOLARE IN NUCLEO CHE C’E’: LA BIBIOTECA COMUNALE DI SUBIACO. Non rimane che dare attuazione al piano sopra trascritto. In passato di sono state varie “false partenze”. Che sia la volta buona?(a cura di g.c.)

mercoledì 27 luglio 2011

Aniene Resistenza... e Livata fascista!


Mentre gli amici di Aniene Resistenza si prodigano per l'onorevole causa di mantenere viva la memoria ed alta l'attenzione su quanto accaduto in questo territorio durante il periodo fascista e bellico, abbiamo rinvenuto in Rete un articolo del già sublacense Roberto Renzetti, che per assurdo, dimostra quanto sia importante l'opera di questa organizzazione e come infatti non vada abbassata la guardia in un periodo in cui i rigurgiti di neofascismo abbondino e purtroppo degenerino in episodi culminanti come la recente strage in Norvegia. Abbassare la guardia non è consentito contro questi fenomeni, pena la loro proliferazione. Renzetti in questo articolo lancia un allarme che non andrebbe ignorato.

Impresentabili : FASCISTI SU MARTE ? NO, A SUBIACO ! 


FASCISTI
VARI CON TERRORISTI FANNO UN CAMPO HOBBIT A SUBIACO


Mi chiedo se non ci sia lo zampino di un tal Lollobrigida, assessore ai trasporti della Regione o della stessa Polverini ridens. Eppure nel programma di uno di quei campi (una volta paramilitari) all'aperto organizzati da Forza Nuova o simil fascisti in quel di Subiaco ci sono le impronte di quei due personaggi.Lollobrigida, parente della ministra Meloni (che qualche maleducato chiama ministronzae mangiatrice di topi) perché sposo felice della sorella, era un dirigente della gioventù fascista (non del Littorio ma di Alleanza Nazionale). Per meriti acquisiti sul campo e per aver raccontato balle stratosferiche agli elettori di Subiaco in campagna elettorale è ora assessore ai trasporti della Regione Lazio (anche se non sa proprio dove stiano i trasporti uno che si è dedicato all'uccello padulo). Per non parlare della Polverini ridens che votata a Subiaco con il 52% di consensi, per la promessa fatta di salvare l'ospedale dalla chiusura, appena eletta ha deciso di chiuderlo (in linea con la logica fascista e con la politica del sindacato fascista UGL).Ebbene gli amici, gli alleati, i sodali, i camerati, i terroristi vicini ed in sintonia con tali personaggi si vedranno in una tre giorni (dal 22 al 24 luglio) in un campo organizzato nel Parco dei Monti Simbruini a Monte Livata (Subiaco). Lor signori credono di avere licenza di tutto, anche di Fascismo, viste le performance elettorali Lollobrigida-Polverini in quel di Subiaco. Forse non sanno che alle ultime amministrative i personaggi sono stati puniti duramente oltreché contestati e cacciati dalla città.Ora che quattro sciocchi credano di rinverdire i campi che negli anni Settanta si realizzavano nei boschi vicini a Rieti per poi passare a stragi diverse, potrebbe solo richiedere l'intervento psichiatrico di qualche medico dell'ospedale ancora aperto per qualche mese. Ma che tra i relatori degli incontri previsti vi siano dei terroristi non è accettabile.Gli organizzatori si danno appuntamento presso il Rifugio Comunale. Ebbene, non risulta alcun permesso dato dal Comune e dall'Ente Parco. Come possono muoversi costoro, con quale licenza o autorizzazione e di chi ?Ma veniamo alla biografia del più noto tra i relatori:_____________________________Luigi Ciavardini 

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.Luigi Ciavardini (L'Aquila, 29 settembre 1962) è un terrorista italiano. Dopo la militanza nel Fronte della Gioventù e nel gruppo neo-fascista Terza Posizione passò al terrorismo nei Nuclei Armati Rivoluzionari (NAR).Con Valerio Fioravanti e Francesca Mambro è stato ritenuto con sentenza definitiva autore della Strage di Bologna.BiografiaDal Fronte della Gioventù a Terza PosizioneA 16 anni, i primi giorni del 1978, comincia a frequentare la Sezione di Acca Larentia[1] del Fronte della Gioventù. Due giorni dopo, 7 gennaio 1978, un commando dell'estrema sinistra attacca la sezione: è la Strage di Acca Larentia. Muoiono tre ragazzi.Nei mesi successivi dello stesso anno entra in contatto con Lotta Studentesca, il movimento che prenderà poi il nome di Terza Posizione.Il passaggio al terrorismo nei NARIl salto al terrorismo nero si ha già il 28 maggio 1980.Dopo essere entrato in contatto in gennaio con i Nuclei Armati Rivoluzionari, è responsabile (assieme a Valerio Fioravanti, Giorgio Vale e Francesca Mambro[2]) dell'omicidio dell'appuntato di Polizia Francesco Evangelista (detto "Serpico") , il 28 maggio 1980 durante l'azione davanti al liceo romano Giulio Cesare nella quale resta ferito anche l'agente di polizia Giuseppe Manfreda. Lo stesso Ciavardini, ferito ad uno zigomo, comincia la latitanza che lo porterà in giro per l'Italia.Il 23 giugno 1980 Gilberto Cavallini, altro membro dei Nar, uccise con un colpo alla nuca il sostituto procuratore Mario Amato per poi fuggire con una motocicletta che lo aspettava; alla guida si è sostenuto ci fosse Luigi Ciavardini [3].Il primo arresto è del 3 ottobre 1980 a piazza Barberini (Roma) insieme a Nanni De Angelis. Nella notte De Angelis muore in carcere in circostanze mai chiarite. La versione ufficiale afferma che De Angelis si sia impiccato in cella d'isolamento, sebbene alcuni ipotizzarono un omicidio visto che il lenzuolo, dal suo colle, era legato ad un termosifone.Ciavardini fu liberato nel 1985 per decorrenza dei termini (le sentenze di primo grado non erano ancora arrivate).Nel giugno 1989 Ciavardini viene nuovamente arrestato e condannato a 12 anni con rito direttissimo per una rapina avvenuta a Pescara (Piazza Sacro Cuore) il 7 del mese presso un laboratorio orafo, ma nel 1990 la sentenza sulla rapina viene ribaltata: annullata la condanna di primo grado e libertà. Nel 1991 si scoprirà che a compiere la rapina a Pescara non fu Luigi Ciavardini ma Horst Fantazzini, proveniente da ambienti anarchici.Il 22 novembre 1991 arriva la condanna per l'omicidio del giudice Mario Amato avvenuto il 23 giugno 1980, Luigi sconta la pena a Rebibbia ma si dichiara innocente riguardo a questo episodio. Nell'agosto del 2000 chiude definitivamente i suoi conti con la giustizia.Il 1 agosto 2005 viene presentato al teatro Anfitrione di Roma il comitato L'Ora della Verità che si prende l'incarico di dimostrare l'innocenza di Luigi Ciavardini, presenti oltre 400 persone. Il 3 dicembre 2005 il comitato organizza una fiaccolata di solidarietà[4]Il 9 ottobre 2006 viene arrestato a Roma, accusato di aver partecipato a una rapina il 15 settembre 2005 ai danni di un’agenzia della ‘Unicredit Banca’ in via Duccio Galimberti, sempre a Roma.[5] Ciavardini dichiara la propria estraneità dichiarando che nel giorno indicato era sì a Roma, ma a una festa di Azione Giovani a presentare il suo libro.Il 20 febbraio 2007 in primo grado Ciavardini viene condannato dal gup Adele Rando per la rapina del 15 settembre 2005 a 7 anni e 4 mesi di reclusione. 3 anni condonati per l'indulto. [6] L'11 aprile 2007 la seconda sezione penale della Suprema Corte accoglie la richiesta del Pg della Cassazione, Vito D'Ambrosio e conferma la condanna a 30 anni per la strage di Bologna. Il tribunale però annulla senza rinvio gli altri due capi minori di imputazione, concorso nella collocazione dell’ordigno esplosivo e lesioni.[7]Il 4 febbraio 2008 il presidente della II corte d'appello, Giuseppe Pititto, lo assolve, per non aver commesso i fatti ascrittigli, in ordine alla rapina del 15 settembre 2005.[8]La Strage di BolognaLuigi Ciavardini è l'ultimo imputato per la strage di Bologna avvenuta il 2 agosto 1980. Viene coinvolto in questa vicenda dalla testimonianza di Angelo Izzo, uno dei mostri del Circeo, arrestato nel 1975 per stupro e omicidio.Nel 1986 la neofascista Raffaella Furiozzi (fidanzata di Diego Macciò, morto il 24 marzo 1985) testimonia che il fidanzato prima di morire le aveva confessato che a commettere la strage di Bologna, stando alle sue fonti di seconda mano, sarebbero stati Valerio Fioravanti, Francesca Mambro, Nanni De Angelis e Massimiliano Taddeini. Izzo aggiunse che se c'erano De Angelis e Taddeini, doveva esserci anche Luigi Ciavardini, inseparabile da loro.La posizione di Nanni De Angelis (morto nel 1980) e di Taddeini però viene subito stralciata: il 2 agosto 1980 erano in Umbria a giocare la prima finale nazionale di football americano, filmati dalla RAI e visti da 2.000 persone sugli spalti.Escono quindi subito di scena. Ciavardini da parte sua conferma che il 2 agosto 1980 era con Valerio Fioravanti e Francesca Mambro, ma si trovava a Padova e non a Bologna. Fioravanti e Mambro negano ripetutamente in tribunale questa circostanza fino al 26 aprile 1984, quando Fioravanti spiega di essersi sbagliato per alcuni anni perché, siccome tenevano Ciavardini sempre nascosto, avevano finito per rimuovere la sua presenza anche dalla loro stessa memoria.Il 23 novembre 1995 la Cassazione conferma il secondo processo d'appello. Francesca Mambro e Valerio Fioravanti sono condannati definitivamente all'ergastolo quali esecutori della strage. Nonostante la condanna non possa loro aggiungere nessuna maggior detenzione, dato che già erano stati condannati ad una somma di pene praticamente a vita, i due continuano a dichiararsi innocenti, negando in tutti i modi qualsiasi coinvolgimento a qualsiasi livello.Il 30 gennaio 2000 il tribunale dei minori (nel 1980 Ciavardini era minorenne) assolse Luigi Ciavardini dal reato di strage. Il 9 marzo 2002 La sezione minori della Corte d'Appello di Bologna ribalta la decisione del Tribunale dei minori: Luigi Ciavardini viene condannato a 30 anni come esecutore dell’attentato. 17 dicembre 2003. La prima sezione penale della Corte di Cassazione annulla la sentenza di condanna di Ciavardini.Il 13 dicembre 2004 la sezione minori della Corte d'Appello di Bologna, con un collegio diverso, torna a pronunciarsi sul caso Ciavardini dopo l’annullamento con rinvio della precedente sentenza da parte della Cassazione. L’ex Nar viene condannato a 30 anni di reclusione.L'11 aprile 2007 la seconda corte penale di cassazione dichiara inammissibile il ricorso dell'imputato e conferma così la sentenza della sezione minori della Corte d'appello di Bologna. Si chiude il suo percorso giudiziario con un totale di 36 anni e 2 mesi da scontare.Ciavardini pubblica un libro (scritto in collaborazione Gianluca Semprini) dal titolo "La Strage di Bologna - Luigi Ciavardini: un caso giudiziario" in cui si dichiara innocente e ricostruisce la sua storia personale, in particolare il suo coinvolgimento nella strage di Bologna.Condanne definitive13 anni di reclusione per l'omicidio di Francesco Evangelista 10 anni di reclusione per l'omicidio del giudice Mario Amato 30 anni di reclusione per la strage di Bologna Per le prime 2 condanne la somma degli anni (23 in totale) viene ridotta a 18 per continuità del reato. 2 vengono condonati per buona condotta e 2 per il condono del 1990.Dei 18 restanti ne sconta quindi 14. 5 anni tra il 1980 e il 1985 e 9 tra il 1991 e il 2000.

Note^ Così chiamata dal nome della strada in cui era ubicata. ^ http://www.vittimeterrorismo.it/memorie/schede/evangelista.htm ^ http://www.repubblica.it/politica/2011/05/04/news/mario_amato_-15759861/ ^ Fonte: Roma One [1] ^ Fonte: Corriere della Sera [2] ^ La pena è superiore alle richieste del pm Paolo Auriemma, il quale aveva sollecitato 4 anni e 4 mesi.Fonte: Repubblica [3] ^ Fonte: Corriere della Sera [4] ^ Fonte: Il Resto Del Carlino [5] BibliografiaValerio Cutonilli Strage all'italiana, Trecento, 2007. Gianluca Semprini La strage di Bologna ed il terrorista sconosciuto. Il caso Ciavardini, Bietti, 2003. Gianluca Semprini La strage di Bologna. Luigi Ciavardini: Un caso giudiziario, SEB. Andrea Colombo Storia nera. Le verità di Francesca Mambro e Valerio Fioravanti, Cairo publishing, 2007. Luca Telese Cuori Neri, Sperling & Kupfer, Milano, 2006. Riccardo Bocca Tutta un'altra strage, Rizzoli, 2007. Gabriele Adinolfi e Roberto Fiore Noi Terza Posizione, Edizioni Settimo Sigillo, Roma, 2000. AA. VV. La Rivoluzione è come il vento, Sentinella d'Italia, Villa San Giovanni, 1999. Giovanni Bianconi A mano armata: Vita violenta di Giusva Fioravanti. Voci correlateNuclei Armati Rivoluzionari Nanni De Angelis Anni di piombo _______________________________________________________________Veniamo poi a:Gabriele Adinolfi di Casa Pound. Per rendere conto del personaggio, riporto un suo contributo "culturale" al 25 aprile:________________________Riflessioni sul 25 aprile di G.Adinolfi Che sfilino le brigate rosse !Di Gabriele AdinolfiCredo che l'Italia sia l'unica nazione al mondo che festeggia l'invasione del suo territorio: non era mai venuto in mente a nessuno. Certo una parte di italiani, invero assai sparuta, passò dalla parte del nemico nel settembre del 1943 quando il re coniglio e il primo ministro vigliacco scapparono a gambe levate nelle braccia del nemico e si affrettarono a chiamarlo amico. Quella piccolissima porzione d'italiani, alcuni per fede, altri per tornaconto, altri ancora per obbedienza, si misero a fiancheggiare l'avanzata del nemico, incuranti che questa fosse contrassegnata da bombardamenti di città, stupri e stermini di donne, violenze sui civili e persino eccidi ingiustificati. In poco meno di due anni la lunga marcia del nemico si concluse con la sua vittoria nella guerra. Ne derivarono eccidi, lo scempio vergognoso di Piazzale Loreto, epurazioni selvagge contrassegnate da regolamenti di conti per rivalità personali. Ne nacque la Repubblica fondata sull'accordo tra poteri affaristici, in particolare quelli mafiosi che avevano organizzato gli sbarchi americani in Sicilia e a Salerno e ottenuto in cambio la mano libera per i traffici sul versante tirrenico fino a Marsiglia. Ne seguì un periodo di lunga e vergognosa sottomissione internazionale accompagnata da un disprezzo nei nostri confronti, ancora oggi non del tutto sopito, dovuto appunto alle nostre capriole sfrontate. Al di là dei sentimenti non si capisce proprio cosa ci fosse da festeggiare, né tanto meno cosa ci sia da celebrare oggi.Perché intervenne quella retoricaAllora una ragione per mitizzare quel 25 aprile c'era; ce l'aveva un'intera classe politica sconfitta dalla storia e dal fascismo, emarginata dalla nazione, che per venti anni era passata a vita privata (ma sempre assistita dal buon Benito) o all'esilio parigino con tanto di stipendio mensile (mai accaduto in nessun altro contesto o in nessun'epoca). Uno stipendio mensile che cresceva con l'aumento della vita perché bastò che una figlia di Saragat andasse dal Duce (che riceveva...) per lamentarsi del caro-vita perché il buon Benito allargasse i cordoni della borsa. Ora quella classe politica di falliti cercava un posto al sole e lo reclamava dal nemico vittorioso al quale si era offerta ossequiosa e incurante della sorte dei suoi compatrioti. Bisognava mitizzarlo quel 25 aprile perché si doveva creare un'aura di epos e di gloria che desse autorevolezza ai falliti di ritorno. Così intervenne la retorica intrisa di ogni menzogna. Al punto di capovolgere la realtà oggettiva delle cose. “L'invasore” non fu più chi ci bombardava dal mare, chi sbarcava sulle nostre coste, violentava le nostre donne, occupava le nostre città, ovvero il nemico di guerra, anglo/franco/americano, bensì il tedesco che pure non solo era nostro alleato ma si trovava in Italia a difendere la nostra terra chiamatovi addirittura dal re coniglio in persona poche settimane prima della sua ignobile fuga. E allora, sulla falsa riga di questa mistificazione chi si era battuto contro “l'invasore”, per un sogno di libertà, in nome del tirannicidio, era nobile e da mitizzare. La sconfitta italiana - ma la sua vittoria – diventava così festa nazionale. E il “mito” partigiano s'impadronì della cultura politica, letteraria e poi televisiva delal penisola affranta.Ora è tempo di scelteOra quella classe dirigente è sparita, morta di vecchiaia, dopo aver spolpato ogni bene dell'Italia e averla trascinata nella bancarotta. Che senso ha dunque continuare a celebrare il triste rito della contraffazione e il gusto dell'odio? Immagino che alcuni nostalgici delle rivoluzioni mancate, alcuni orfani degli arcobaleni e maniaci della legge di Lynch non possano fare altrimenti, ma il resto? Non si può superare questa stucchevole retorica resistenzialista, così come in molti iniziano a chiedere? Perché delle due l'una: o si supera quest'impasse o la si celebra fino in fondo. In tal caso si accetti e si esalti la cultura partigiana, quella dell'omicidio a freddo, del mordi e fuggi in nome di un sol dell'avvenire e di un qualsiasi tirannicidio. Si riprenda quella cultura che avvelenò gli animi negli anni Sessanta e Settanta da tutte le cattedre, da tutti gli schermi e che fece presa su migliaia di giovani che finirono per imitarli, e si facciano allora sfilare i Brigatisti Rossi che hanno di certo molti più numeri dell'Anpi.Essi, infatti, hanno creduto alla retorica resistenzialista, ne hanno messo in atto il modello, sono insorti, hanno cecchinato, hanno ucciso. Ma, a differenza dei loro patrigni, non avevano alcun carro armato nemico da seguire e hanno quindi perso. E hanno pagato sulla loro pelle (e ovviamente su quella di molte loro vittime) la cultura del 25 aprile. Hanno trascorso dietro le sbarre periodi più lunghi del Ventennio mussoliniano e hanno, di certo, più titoli dei partigiani per camminare a fronte alta. Se la fronte può andare alta in marce fondate sull'odio e il rancore.Gabriele Adinolfi____________________________A questi due sinceri democratici occorre aggiungere uno dei massimi dirigenti di quel sindacato fantasma che è l'UGL (l'inventare numeri sui presunti iscritti ha reso la Polverini ridens degna di entrare a livelli superiori uscendo dal coattismo). Si tratta del segretario confederale dell'UGL Nazareno Mollicone che, come si può constatare, non disdegna la compagnia di terroristi. Per cogliere uno sprazzo di sua intelligenza politica solo un paio di citazioni da lettere a Paolo Mieli del Corriere della Sera__________ "Elencare i meriti di Berlusconi? Ci vorrebbe troppo spazio, signor Rossi, e io non ne ho; ma mi piace citarne uno fra tanti: l' Italia, da De Gasperi in poi, non ha mai avuto tanto prestigio internazionale quanto ne ha oggi; Berlusconi siede con pari dignità fra i potenti del mondo, e questo mi rende orgoglioso! Le sembra poco?" ___________________E poi, se c' è una via importante dedicata a Togliatti, che era pur sempre un leader dell' opposizione, perché non ci deve essere un' analoga strada intitolata ad Almirante, anch' egli leader dell' opposizione?__________________Sui meriti di Berlusconi e sul prestigio italiano nel mondo non dico nulla per non ripetermi, ma sulla vicenda Togliatti vs Almirante una cosina va detta. Il primo personaggio, che non amo per quella sua amnistia di fascisti che ci ha lasciato in eredità i servi docili ed i criminali del Fascismo, è stato in qualche modo artefice della Liberazione di questo triste Paese (con i suoi indegni eredi che lo hanno ridato a cricche parafasciste). Almirante invece scappò addirittura da Milano (travestito da partigiano) nel momento in cui doveva difendere il Duce. Ma prima era stato un massacratore di partigiani come una sentenza passata in giudicato ha stabilito. L'equazione sottintesa che prevederebbe una somiglianza tra Fascismo e Comunismo è di bipedi implumi acefali acculturati da Starace.______________________________________________________________________Ebbene, ad evitare tristi incidenti, occorre che le autorità TUTTE si muovano per impedire questo raduno_scempio che ormai in Europa non è più tollerato. C'è qualche magistrato che ricordi la Costituzione ? Che esiste la legge Scelba ? la legge Mancino ?RPS1. Per leggere di cosa discuteranno i camerati amici pubblici o nascosti di alti esponenti della Regione, andate al sito http://www.solidarietasociale.net/index.html PS2. Poiché varie persone mi hanno scritto e/o telefonato per chiedermi dove avevo letto dell'incontro dei fascisti presso il rifugio comunale, devo dire che avevo letto il tutto nel sito che avevo indicato che, come usano i fascisti, lanciano il sasso e nascondono la mano ed in questo caso hanno cambiato le carte in tavola. Ad esempio prima si parlava di creare un campo con tende e sacchi a pelo mentre ora si danno delle indicazioni di Hotel, pensioni e camping. Diciamo che se ben guidati i fascisti sono molto ubbidienti ed anche questa volta si sono spaventati di un semplice fruscio di foglie. Resta il fatto che hanno convocato un raduno in un parco naturale. Dove si riuniscono ? Se lo fanno dentro l'Hotel Livata, nulla da eccepire anche per le affinità. Ma se lo fanno in spazi aperti devono avere i permessi sia del poarco, sia del comune sia delle forze di pubblica sicurezza. Hanno questi permessi ? E chi fornisce tali permessi a dei terroristi ? Oggi è 20 luglio, il 22 è vicinissimo. Vedremo e sapremo far pagare a chi non si attiene alla legge ogni mancanza.

Prosegue poi Renzetti in due suoi commenti aggiunti:



Poiché varie persone mi hanno scritto e/o telefonato per chiedermi dove avevo letto dell'incontro dei fascisti presso il rifugio comunale, devo dire che avevo letto il tutto nel sito che avevo indicato che, come usano i fascisti, lanciano il sasso e nascondono la mano ed in questo caso hanno cambiato le carte in tavola. Ad esempio prima si parlava di creare un campo con tende e sacchi a pelo mentre ora si danno delle indicazioni di Hotel, pensioni e camping. Diciamo che se ben guidati i fascisti sono molto ubbidienti ed anche questa volta si sono spaventati di un semplice fruscio di foglie. Resta il fatto che hanno convocato un raduno in un parco naturale. Dove si riuniscono ? Se lo fanno dentro l'Hotel Livata, nulla da eccepire anche per le affinità. Ma se lo fanno in spazi aperti devono avere i permessi sia del poarco, sia del comune sia delle forze di pubblica sicurezza. Hanno questi permessi ? E chi fornisce tali permessi a dei terroristi ? Oggi è 20 luglio, il 22 è vicinissimo. Vedremo e sapremo far pagare a chi non si attiene



Oltre ai campioni già citati ci saranno due personaggi che direttamente o indirettamente hanno avuto a che fare con la Strage di Piazza Fontana del dicembre 1969. Si tratta di Mario Merlino e del fratello di Serafino di Luia (un persponaggio che segnò molta storia di provocazioni e assalti vari), Bruno.Naturalmente c'è Forza Nuova, Acca Larentia ed il peggio del nazifascismo nazionale (e non solo). Insisto: ch ha autorizzato il campo ? Sanno le autorità che rischiano enunce per aver assecondato una manifestazione di chiaro stampo fascista ?




L'iniziativa si è svolta tra l'indifferenza degli amministratori locali e delle forze politiche di sinistra, anche massimalista, incapaci di alzare nemmeno un flebile lamento contro quanto avvenuto.
Un brutto segnale. Se il sig. Renzetti si ritrovasse solo come il Battista a lanciare urla nel deserto, significherebbe che la memoria è ormai sopita nell'oblìo.

venerdì 7 gennaio 2011

Seconda Guerra Mondiale: incursioni segrete dal Monte Autore


La Valle dell'Aniene durante la Seconda Guerra Mondiale divene tragico palcoscenico di episodi cruenti e devastanti, che videro protagonisti sia gli eserciti belligeranti che la popolazione civile, spesso coinvolta in rappresaglie o pesanti azioni belliche.
Pochi avrebbero immaginato che un pellegrino devoto della Santissima Trinità avrebbe utilizato le conoscenze del territorio acquisite durante i suoi pellegrnagg al famoso Santuario al servizio dell'OSS, il servizio segreto americano antesignano della CIA.
Il personaggio n questione si chiamava Alfonso Felici, e proveniva da un piccolo centro della Ciociaria, Villa Santo Stefano, poi naturalizzato Americano. Visse in Cohoes nello Stato di New York, e durante la seconda guerra mondiale fu reclutato dalla OSS (Office of Strategie Service) un reparto delle Forze Speciali dell'Esercito Americano. Per la sua conoscenza delle lingue straniere e del territorio Italiano fu inviato, prima, a Fort Dix per un periodo di addestramento e poi sui fronti di Cassino e Volturno. Dove svolse missioni speciali nel territorio nemico per portare preziose informazioni alle Divisioni Americane dislocate in quel fronte.Con la sua Pattuglia Speciale s'inoltrava nelle più importanti posizioni difese dai Tedeschi, catturando prigionieri nelle loro stesse trincee per poi essere interrogati dall'Alto Comando della Quinta Armata.I veterani che ricordano Ernie Pyle(corrispondente di Guerra), Bill Mauldin e i suoi cartoon di "Willie and Joe", dovrebbero ricordare di aver letto in riguardo di Alfonso Felici battezzato da Ernie Pyle quale, "THE FIGHTING PAISAN" in un articolo sul "THE STARS AND STRIPES (un giornale stampato per le Truppe Americane), e che fece di Felici il più famoso soldato sul fronte Italiano.Il 19 Gennaio 1944 fu ordinato a Felici di raggiungere la Terza Divisione di Fanteria, pronta per lo sbarco ad Anzio-Nettuno.II Generale Lucian Truscott, comandante della Divisione, volle Felici quale guida ed esploratore esperto in pericolose pattuglie, dato che lo stesso conosceva la zona di sbarco,in quanto il suo paese natale si trovava a circa 50 miglia indietro.Felici combattè guidando Audie Murphy(il più decorato soldato Americano) in numerose pattuglie.Felici Combattè con la 30th Infantry Regiment, 2nd Battallion,Company" ma sempre richiesto dai Reggimenti della 15th e 7th guidandoli nelle pattuglie di sorpresa nelle linee germaniche.Il Generale Mark Clark comandante della Quinta Armata,spesso elogiò personalmente il Felici per le spericolate imprese di guerra.Felici è decorato della Silver Star,Bronze Star,Combat Infantry Badge, Purple Heart, Campagna Europea, Rifle Expert M-l, Good conduc Medal, Bayonet expert, French Citation and Croix de Guerre.
Ecco lo stralcio delle sue memorie in cui narra la sua esperienza sui Monti Simbruini, sul massiccio del Monte Autore:

"Dopo qualche tempo fu presa la decisione di abbandonare Monte Cairo e trasferirci al Monte Autore, a 1853 metri di altezza, fra Subiaco e Capistrello. Il luogo non era tanto impervio ed io conoscevo la zona perché ci andavo spesso in pellegrinaggio alla Santissima Trinità, sulle alture di Vallepietra. Andammo in quella zona per un periodo di riposo e per riorganizzare le future azioni di disturbo contro il nemico. A Monte Autore ci accampammo in un rifugio di pastori dove c'erano quattro capanne vuote, lasciate qualche mese prima con l'arrivo dell'inverno, e qui i servizi segreti avevano scoperto durante quel periodo non ci sarebbe stato anima viva. Nei dintorni non c'era traccia neanche di tedeschi.
Erano i primi di novembre, le montagne erano coperte di neve e malgrado indossassimo vestiti molto pesanti la notte soffrivamo il freddo. Spesso la mia mente ritornava ad Anna, a mia madre, a mio fratello e gli amici che non sapevano che fine avessi fatto. Dovevamo combattere su ogni tipo di terreno: valli, foreste, montagne, paludi e fango. Dovevamo vestirci da frati, da preti, da tedeschi, da pastori per attuare i nostri attacchi di sabotaggio, perché era il modo migliore di evitare le SS che catturavano giovani e uomini abili al lavoro per usarli nei lavori di fortificazione oppure nelle officine. Nei villaggi si vedevano solo ragazzini e vecchi. Durante la nostra sosta sul Monte Autore partecipammo a diverse azioni di sabotaggio nell'area di Tivoli, Colleferro e sulla Casilina, distruggendo ponti e binari ferroviari. Un giorno fummo destinati ad un'importante missione: quella di liberare un generale inglese e sette ufficiali americani detenuti nel campo di concentramento di Laterina, in provincia di Arezzo. Con un camion rubato all'organizzazione TODT ed attrezzato con un doppiofondo per contenere otto persone, vestiti con la divisa di lavoro giallognola tipica degli operai, arrivammo di buon mattino davanti al campo di concentramento riservato agli ufficiali alleati catturati sul fronte italiano dai tedeschi. Il campo di prigionieri era situato nelle campagne e ben guardato dalle sentinelle. Un nostro agente con perfetto accento tedesco consegnò al capo del corpo di guardia i documenti, falsificati alla perfezione, dichiarando di essere autorizzato ai lavori di manutenzione del campo con la sua squadra. Il sergente tedesco con i documenti firmati dal capo dei lavori nei campi di concentramento, andò a farli controllare dal comandate e poco dopo tornò con l'ordine di farci entrare per effettuare il lavoro autorizzato. Il nostro capo dei lavori gli consegnò la lista degli operai che sarebbero stati controllati all'uscita.
Ci dislocammo fra le baracche con carriole e badili mentre il capo controllava un attento ufficiale tedesco. Ognuno di noi consegnava una divisa da operaio della TODT, che tenevamo nascosta in un sacchetto, agli ufficiali da far evadere mentre gli altri distraevano le guardie.
L'operazione durò venti minuti e tutti gli ufficiali furono nascosti nel doppio fondo del camion. Quando fu tutto pronto uscimmo dal campo. Salutammo con "Heil Hitler" sistemati in mezzo a pale, picconi, fili spinati e sacchetti di cemento, portandoci dietro il nostro prezioso carico umano e raggiungemmo Loro Ciufenna in provincia di Arezzo.
I prigionieri liberati furono consegnati al parroco di Santa Maria Assunta, don Mario Perrini ed alla signora Amelia Mazzoni (155) che erano collaboratori del C.N.L. In seguito i prigionieri sarebbero stati prelevati da un nostro gruppo di agenti dell'O.S.S. per varcare le linee alleate.
Sparpagliati ognuno per conto proprio ritornammo alla nostra base di Monte Autore.
"

martedì 7 dicembre 2010

Convegno: Il territorio degli Equi con l'archeologo Zaccaria Mari


L'associazione culturale Aequa ha organizzato per l'11 dicembre una manifestazione dedicata ad una conferenza dell'archeologo dott. Zaccaria Mari sul tema ''NUOVE RICERCHE ARCHEOLOGICHE E PROGETTI DI VALORIZZAZIONE NELLA VALLE DELL'ANIENE''. Parteciperà all'evento la dottoressa Marina Sapelli Ragni della Soprintendenza Archeologica del Lazio. Per l'occasione sarà inaugurata una mostra fotografica, curata dal socio Antonio Proietti, che illustrerà immagini del passato nel territorio equo. La manifestazione si terrà nelle sale del Museo delle Culture ''Villa Garibaldi'' di Riofreddo a partire dalle ore 10,00. Ingresso libero.

sabato 18 settembre 2010

Montmartre (Parigi) ricorda con una targa Agostina Segatori, la modella che incantò Van Gogh originaria dei Simbruini


Le modelle e i modelli d’artista ciociari tra fine 1800 e inizi 1900 sono quelli che hanno inventato la professione di modello e modella nella letteratura e nell’arte, cioè quelli che ne hanno fatto un mestiere, e come tale burocraticamente individuato. E le modelle e i modelli ciociari prima a Roma tra fine 1700 e per tutto il secolo successivo e poi a Parigi con successo planetario e anche a Londra, sono quelli che tra l’altro hanno ispirato a tanti grandi e grandissimi artisti alcuni loro capolavori e che ora fanno la gloria dei grandi musei del mondo. Qualche settimana addietro parlammo di Maria, la baronessa di Gallinaro, che diede il proprio corpo splendido per il capolavoro di Rodin, l’Eva incompiuta. Una di queste modelle ciociare, originaria dei Simbruini, ha ispirato due capolavori di Van Gogh, decine di opere famosissime di Corot, esposte al Louvre, al Museo d’Orsay, al Museo Van Gogh di Amsterdam, alla Galleria Nazionale di Washington e in decine di altri Musei e che posò per Gérôme, per Cabanel, per un capolavoro di Manet, per Renoir e per tanti altri. Posò sia in costume ciociaro e sia con altri abiti. Si chiamava Agostina Segatori, visse sempre a Parigi e l’ultima sua residenza ove abitò per circa trentanni fino al 1910 col marito e poi col figlio, fu una piazzetta miracolosa, famosa in tutto il mondo, ai piedi del Sacro Cuore a Montmartre, visitata letteralmente ogni giorno da migliaia di turisti e di pellegrini dell’impressionismo provenienti da ogni angolo della terra, Place du Tertre 3, primo piano. Ora, ecco la bella notizia che ci riguarda, il Sindaco di Montmartre, che è il XVIII arrondissement di Parigi, ha accolto una segnalazione circostanziata che gli è stata presentata e ha dato incarico alla commissione comunale apposita di esaminare la possibilità di apporre una targa che ricordi ai visitatori che al n.3 della piazzetta ha abitato per trentanni Agostina, modella ciociara di Van Gogh, di Corot, di Manet, di Renoir….

Michele Santulli